Tappa 44 – Una giornata speciale a Montagnana

Tappa 44 – Una giornata speciale a Montagnana

10/02/2018

Un respiro profondo per raccontarvi qualcosa di eccezionale, questo è lo “Special Day”, una giornata che racchiude molteplici incontri, rendendola unica, come un pennarello indelebile che si fissa al cuore.

La notte sono stata ospite nello splendido B&B Cà de Boron di Montagnana. La gentilissima proprietaria Luisa Pesarin vive a Bolzano ma mi ha raggiunto apposta per conoscermi ed ospitarmi…

Il suo B&B è un luogo talmente magico e confortevole, in cui ho riposato così bene, che la mattina ho impiegato più tempo del previsto per lasciarlo, arrivando in ritardo dagli amici che mi stavano aspettando per illustrarmi la città.

Ho così incontrato Silvia, una sorta di enciclopedia vivente di Montagnana, una donna preparatissima e dalla voce piacevole… Di lavoro fa la guida turistica quindi è stata perfetta nel raccontarmi il territorio…

Ho incontrato anche Alberto Benardi e Luca Pesarin, e tutti insieme mi hanno accompagnato a fare un giro alla scoperta delle numerose bellezze diffuse per la cittadina… Sono stati davvero molto gentili e disponibili e mi hanno raccontato moltissimi aneddoti interessanti sulla storia del paese che tanto amano.

Mi hanno mostrato il simbolo per eccellenza della cittadina, le Mura risalenti al Medioevo… Mi ha raccontato della loro funzione meridiana, fondamentale all’epoca in cui furono costruite… fornivano un’indicazione oraria, su cui sono stati fatti studi approfonditi e astrologici, con riferimento alle stagioni.

Ma Montagnana è una città che vuole andare oltre alle sue mura… è un comune incredibile, ubicato e costruito per aprirsi a diversi orizzonti, a nuove strade… le cose belle vanno condivise.

Dalla cima di una delle sue 24 torri si respira un profumo intenso di libertà e si gode di un panorama unico, dal quale si può scrutare la Villa Palladiana… la vista era davvero spettacolare e mi sono emozionata tantissimo.

Dal mio punto di vista, questa città si promuove da sola. E’ speciale, meravigliosa, sembra di essere immersi in un’atmosfera medievale ma aperta al mondo. Le mura del castello un tempo erano fatte per proteggere le persone, ai giorni nostri però le cose sono cambiate.

Non abbiamo bisogno di barriere per ripararci, ma dobbiamo aprirci agli altri, magari verso il nostro vicino di casa, chiedendo come sta, riscoprendoci umani, facendo la differenza, amandoci un po’ di più.

Dopo aver visitato le bellezze architettoniche della cittadina sono andata a conoscere una delle aziende storiche di Montagnana, che produce uno dei prodotti più famosi del territorio: Attilio Fontana Prosciutti. L’azienda, nata nel 1919, prende il nome del suo fondatore, e viene portata avanti dalla famiglia da 4 generazioni. Qui ho incontrato Giorgio, Pietro e Giacomo, che lavorano con tantissimo amore e una grande passione…

Mi hanno mostrato i luoghi dove conservano questi fantastici prosciutti, che una volta erano conosciuti semplicemente come Prosciutti di Montagnana, mentre oggi sono certificati come “Prosciutti  Veneti Berici Euganei D.o.p.” e sono tutelati da un consorzio. Il profumo era qualcosa di delizioso, ma il sapore ancora di più… Mi hanno raccontato di come il clima, la temperatura e il territorio conferiscano alle cosce di prosciutto, che rimangono per mesi a stagionare, un sapore unico e inconfondibile.

Mi sono divertita un sacco ed ho imparato tante cose, una mi ha stupito più di tutte: maggiore è il numero di striature sul prosciutto, più dolce e morbida sarà la sua consistenza.

Sono dei veri e propri maestri nella lavorazione, utilizzano solo materie prime di qualità ed italiane. Mi hanno raccontato di esportare i loro prodotti anche all’estero e qui ho avuto una grande sorpresa…  uno dei paesi, sapete quale è? Il Brasile.

Un grandissimo regalo è stato quando il papà di Giacomo mi ha mostrato il documento della prima esportazione, proprio nella mia città natale. Come avesse voluto dirmi che ero un ospite gradito ed importante.

Dopo aver salutato e ringraziato i mastri prosciutti, per me era il momento di andare… ma prima vi faccio una piccola digressione. Ieri sera, appena arrivata a Montagnana, ho conosciuto Arturo Zanarotti, titolare dell’Hostaria Zanarotti, persona dal grandissimo cuore. La famiglia arriva da quattro generazioni di panettieri e quando me ne stavo andando via, Arturo mi ha riempito di gioia, regalandomi del Lievito Madre.

Chi regala del Lievito Madre dona una parte di sé stesso, nel mio caso una famiglia di quattro generazioni di panettieri mi ha offerto una parte di sé, comunicandomi un pensiero bellissimo: “Mi fido di te, della tua persona”… Una sensazione grandiosa! Si stava facendo tardi e da Montagnana, ho portato con me la vita del lievito madre di Arturo, dirigendomi al teatro di Lonigo.

Oggi è davvero una giornata “Special”, nella quale mi ritrovo a riflettere su quanto sia fortunata ad avere la possibilità di meritare così tanto affetto dalle persone, un’infinita carica di vibrazioni positive, che rendono ogni mio passo sempre più sicuro verso il traguardo.

Ad avere un’energia speciale è sicuramente Alessandro Anderloni, che ho conosciuto nella mia tappa a Velo Veronese. Un artista vero, di grande spessore, che è in grado di dialogare usando un linguaggio adatto a chi ha davanti…

Negli anni 90 ha fondato l’associazione culturaleLe Falie” ed è il direttore artistico del Film Festival della Lessinia, da diciotto anni l’unica rassegna cinematografica in Italia a privilegiare in maniera esclusiva gli aspetti della vita, della storia e delle usanze della montagna. Mi aveva invitato al teatro comunale di Lonigo, dove esordiva nella sera del 10 febbraio… non potevo assolutamente mancare e ci sono andata con estremo piacere e tanta curiosità.

Ha portato in scena la Divina Commedia e lo spettacolo è stato magnifico ed edificante… lui è un regista di altri tempi, con la straordinaria capacità di trasmettere i valori culturali dell’opera, attraverso la musicalità, anche a chi non ne conosce i contenuti o a chi non l’ha studiata. Un personaggio semplice ed umile che appena può se ne torna nella cornice dei suoi monti.

In conclusione di serata ho scambiato quattro chiacchiere con Bepi De Marzi, un uomo unico che dell’amore per il Veneto ha composto 150 canti, tradotti in 12 lingue…  quando lo si sente raccontare gli aneddoti di un tempo e i detti popolari è qualcosa di magnifico…

Vi lascio con una sua celebre frase: «Un piato in tola sempre pronto par chi che passa»… “Un piatto in tavola, sempre pronto per chi passa”.

 

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Federico

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