Tappa 77 – Lungo il Piave, il fiume sacro della Patria

Tappa 77 – Lungo il Piave, il fiume sacro della Patria

15/03/2018

La mia tappa di oggi ha avuto come protagonista il Piave, noto in tutta la penisola come il “Fiume Sacro alla Patria“,  in memoria dei combattimenti di cui fu teatro durante la prima guerra mondiale.

Sono partita da Fossalta di Piave, il comune dove ho riposato durante la notte, dirigendomi già di prima mattina lungo gli argini del grande fiume per proseguire il mio cammino su 2 piedi… qui ho trovato il ponte di barche, che collega le rive di Fossalta e Noventa, e a poca distanza il Battistero, un monumento di pace voluto dai “Ragazzi del ‘99” in memoria dei Caduti della Grande Guerra, che richiama la fratellanza per tutti i popoli ed in particolare per le generazioni future…

La guerra da queste parti ha lasciato il segno ovunque, seminando morte e distruzione, ma il popolo veneto ha avuto la forza di risollevarsi in fretta e ricostruire in poco tempo ciò che è andato distrutto… per me camminare lungo le sponde del Piave con la consapevolezza della storia che si porta dietro è stata un’esperienza unica e mi ha fatto riflettere molto, perché ritengo che le guerre non generano mai un vincitore, ma solo perdenti: perdiamo tutti come esseri umani quando priviamo della libertà o ancor peggio della vita stessa le altre persone.

Penso che dovremmo ricordare più spesso questi tragici eventi, non solamente in occasione di anniversari o manifestazioni speciali, perché un popolo che conosce la storia è consapevole anche degli errori che sono stati commessi, e questo aiuta tutti quanti, soprattutto le nuove generazioni, a non rifarli. Perché guerre così grandi e distruttive sono sempre generate da piccoli conflitti che poi degenerano sempre di più, fino ad ingigantirsi enormemente. Per questo secondo me dovremmo cercare sempre di risolvere i problemi prima che le situazioni vadano a peggiorare: la storia ce lo insegna.

Lungo gli argini del Piave l’esercizio della memoria è aiutato dal fatto che è stato creato un itinerario storico-culturale dedicato a Ernest Hemingway, che ripercorre il percorso compiuto dal celebre scrittore durante la sua permanenza in Veneto negli anni della Prima Guerra Mondiale, quando era un giovanissimo volontario della croce rossa. Fu ferito proprio qui a Fossalta di Piave, ma vi ritornò anni dopo la fine del conflitto, perché si affezionò così tanto a questi luoghi da  definire se stesso come un “ragazzo del basso Piave”.

Passeggiando lungo il fiume, ad un certo punto mi sono ritrovata davanti ad una trincea dal 1918, riemersa solamente nel gennaio 2011… osservare questi luoghi durante una camminata aiuta a comprenderli meglio, perché tutto va più lentamente e si ha il tempo di pensare. Tutte queste riflessioni mi hanno fatto tornare in mente un fatto di cronaca nera che mi ha colpito molto ieri sera, quando ne ho letto la notizia sul giornale: la terribile vicenda di una donna di origini pakistane, madre di 3 bambine, picchiata a sangue dal marito, nel comune di Bardolino, in provincia di Verona.

Per fortuna ha trovato il coraggio di riuscire a scappare e di denunciarlo, e per questo provo grandissima stima nei suoi confronti… ma il problema è che si tratta dell’ennesimo episodio di violenza sulle donne che capita vicino alle nostre case, in mezzo a noi: sono molto  triste che sia successo a Bardolino, uno dei paesi a cui mi sono maggiormente affezionata durante questo mio viaggio su 2 piedi.

Risolvere un problema così grande di certo non è compito mio, ma è un argomento che mi sta molto a cuore e mi piace poter dare la mia opinione a riguardo… un piccolo consiglio che posso dare, da madre ed educatrice, è di insegnare ai nostri figli l’educazione e il rispetto fin da piccoli, perché l’uomo di oggi è il bambino di ieri. Può essere un primo e piccolo passo che può contribuire a evitare che si ripetano così spesso questi tristissimi episodi.

Dopo un bel pezzo di camminata lungo gli argini del fiume sono arrivata così a Musile di Piave, dove mi sono incontrata con il vicesindaco Vittorino Maschietto, che mi aveva dato appuntamento per mostrarmi le bellezze del suo comune e raccontarmi la sua storia. Vittorino mi ha presentato Domenico, un dipendente comunale che lavora come bibliotecario, ma soprattutto un uomo innamoratissimo del suo territorio e che rappresenta una vera e propria enciclopedia vivente di Musile e di tutta la zona del Piave.

Assieme a loro sono andata a girare per le vie della cittadina, mentre Domenico mi raccontava un sacco di aneddoti interessanti sulla storia di questo borgo che ha subito così tante devastazioni e decine di migliaia di morti a causa della guerra. Mi ha detto che è proprio qui a Musile che la prima guerra mondiale è stata vinta dall’Italia, perché fu con la Grande Battaglia del Solstizio che venne scongiurato il rischio che i nemici austro-tedeschi potessero arrivare a Venezia.

Passando poi a discorsi più allegri, mi ha raccontato di una tipica tradizione che celebra l’unione di Musile con il comune confinante, San Donà di Piave… La leggenda narra che nel medioevo i due comuni erano due piccoli villaggi in mezzo ad una zona paludosa, molto legati alle loro chiese e ai loro santi patroni. Ci fu però una alluvione così disastrosa da deviare il corso del Piave e da costringere a ridefinire i confini. La chiesa di San Donato, santo patrono di San Donà, si ritrovò infatti sull’altro lato del fiume, nel territorio di Musile.

Per risolvere la questione venne sancito un patto: lasciare il nome di San Donato all’attuale centro urbano di San Donà e festeggiare il santo patrono a Musile. In cambio San Donà si impegnava a offrire agli abitanti di Musile tutti gli anni il 7 agosto due capponi vivi, pingui e ottimi… questa tradizione va avanti ancora adesso e ogni 7 agosto si celebra il Patto solenne d’Amistà a San Donà: un giorno di festeggiamenti con musica, sfilate e sbandieratori, all’insegna dell’amicizia tra due i comuni confinanti.

Dopo avere ascoltato queste fantastiche storie e visitato Musile, per me era il momento di attraversare il ponte che divide i due paesi e di andare a San Donà, dove anche lì avevo appuntamento con l’amministrazione comunale per farmi raccontare il paese. San Donà di Piave è una vera e propria città, conta più di 40 mila abitanti e costituisce il nono centro della regione per numero di abitanti… mi sono incontra nella spettacolare piazza Indipendenza che ospita il palazzo del municipio con Daniele Terzariol, consigliere comunale delegato ai Progetti Europei… un ragazzo amante dell’innovazione che promuove la gestione partecipata della comunità e la rigenerazione urbana, che mi ha colpito per la sua passione e per la sua competenza, nonostante la giovane età.

Daniele mi ha raccontato di come anche questo paese sia stato raso letteralmente al suolo durante la prima guerra mondiale, e sia stato poi interamente ricostruito grazie all’impegno e alla tempra dei suoi abitanti… mi ha accompagnato poi nelle sale del Municipio, dove ci ha raggiunto l’assessore alla cultura Chiara Polita per raccontare la storia del Palazzo, che fu anch’esso ricostruito nel 1923 in seguito alla distruzione della guerra…

La gentilissima Chiara mi ha mostrato poi il gonfalone ufficiale della città, decorato con la croce al merito di guerra, conferita per la completa distruzione a seguito del conflitto del 15-18 e per il grande contributo dato alla vittoria italiana… ma non solo, perché San Donà è stata anche insignita della medaglia d’argento al valor militare per i grandi meriti che essa ha avuto durante la guerra di liberazione… due attestazioni che certificano l’importanza di questa città nella storia del Novecento italiano e la terribile distruzione di cui purtroppo è stata vittima.

Dopo avere ascoltato con piacere i racconti legati alla storia e alla cultura del paese, ho salutato e ringraziato le persone dell’amministrazione comunale di San Donà per incamminarmi verso l’ultima parte della mia tappa odierna: sempre seguendo il fiume Piave avevo infatti in programma di raggiungere il mare e gli splendidi panorami del litorale veneto. E’ stato emozionante arrivare nuovamente ad ammirare la Laguna, da lì poi sono arrivata, ormai esausta dalla lunga giornata, nel comune di Jesolo… solitamente anni fa venivo da queste parti per andare nei locali festaioli della movida estiva, famosi in tutta Italia… avevo un sacco di amici e mi sono divertita molto per diverse estati. Ora è da anni che non ci metto piede e sarà piacevole tornarci per motivi del tutto diversi: domani riprenderò la mia avventura Su 2 Piedi raccontandovi le bellezze e le curiosità di questo famoso paese sul mare Adriatico.

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Federico

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